Stato entra in Mps, capitale sociale a 15,7 miliardi

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Nel primo semestre il margine di interesse è risultato pari a circa 903 milioni di euro, in flessione del 12,7% su base annua, per "effetto soprattutto della contrazione dei volumi medi e del calo dei rendimenti degli attivi fruttiferi, dinamica parzialmente attenuata dalla diminuzione del costo del funding".

(Teleborsa) - MPS ha chiuso il primo semestre dell'anno con una perdita netta di 3,243 miliardi di euro, impattata dalla contabilizzazione delle rettifiche non ricorrenti su crediti (- 4 mld di euro), solo in parte compensata dalla plusvalenza da cessione (+523 mln di euro) e dal reassessment delle DTA - Deferred tax assets (+530 mln di euro).

Continua la crescita dei depositi vincolati e dei conti correnti da clientela, saliti di 3,8 miliardi nel secondo trimestre e di 9,4 miliardi da inizio anno. Il patrimonio netto post ricapitalizzazione precauzionale è pari a 11,3 miliardi di euro.

Aumenta la raccolta diretta A pesare sui conti anche la svalutazione di circa 30 milioni della partecipazione in Atlante.

Banca Mps segnala inoltre la "contrazione dei crediti deteriorati lordi di circa 0,5 miliardi di euro rispetto a marzo 2017, per la riduzione dei flussi da bonus a default e la crescita degli incassi sulle posizioni deteriorate". Includendo l'operazione di aumento di capitale, il Cte1 è al 15,4% (1,5% escludendo gli impatti dell'aumento di capitale). La quota pubblica in Mps è comunque destinata a salire: il Tesoro ha messo a disposizione altri 1,5 miliardi di euro per acquistare quelle azioni, frutto della conversione dei bond, che i titolari vorranno scambiare con titoli più sicuri. Dopo mesi di discussioni, di punti di non ritorno e di toni esasperati, infatti, lo Stato è entrato a capofitto nel capitale della banca, per cui una cosa è certa: la strada che MPS si ritroverà a dover affrontare non avrà nulla a che vedere con il calvario attraversato fino a pochi mesi fa.