Sulla Via di Damasco, la rivoluzione di Don Milani

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"Don Mazzolari non è stato uno che ha rimpianto la Chiesa del passato, ma ha cercato di cambiare la Chiesa e il mondo attraverso l'amore appassionato e la dedizione incondizionata". Sarà anche una visita breve, ma per i "parrocchiani di don Primo" vale una vita intera.

Don Primo - ha osservato Francesco - non è stato un parroco clericale ma ha dato "vita ad un vero e proprio magistero", è stato il "parroco d'Italia, la tromba dello Spirito Santo nella Bassa padana". Al suo arrivo, le campane della chiesa del paese hanno cominciato a suonare a festa. Il Pontefice, che prima andrà a pregare sulla tomba di don Mazzolari a Bozzolo ( Mantova), ha accolto l'invito del cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze.

Il viaggio che farà Bergoglio domani mattina a Barbiana e a Bozzolo, oltre a riabilitare due preti che negli anni cinquanta furono marchiati dalla Chiesa e della Dc di essere dei comunisti per il loro insistere nella difesa dei poveri, servirà a tracciare il sentiero per "quell'atteggiamento di misericordia" necessario a realizzare una Chiesa meno rigida, ingessata, e incline all'autoreferenzialità di quanto non sia ora. E così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi.

L'anniversario della morte di Don Milani sarà il prossimo lunedì 26 giugno. Però, tra un ripetitore morto, un altoparlante, e un ripetitore vivo c'è una bella differenza!", ha esclamato Francesco citando le parole rivolte da don Mazzolari ai seminaristi: "Il sacerdote è un ripetitore, però questo suo ripetere non deve essere senz'anima, passivo, senza cordialità. Ha ricordato anche una frase di don Primo emblematica del suo stile di relazione con i poveri: "Il cristiano non dovrebbe contarli i poveri, ma abbracciarli". Ci si accontenta di criticare. Così il parroco di Bozzolo e il priore di Barbiana hanno fatto dell'esilio un trono, la redenzione immanente e la loro voce e il loro silenzio sono rimasti intatti.

Nel messaggio alla scuola italiana del 10 maggio 2014, Papa Francesco ha detto di Don Milani "La sua era un'inquietudine spirituale alimentata dall'amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la società e per la scuola che sognava sempre più come 'un ospedale da campo ' per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati e gli scartati". Francesco tiene un discorso commemorativo ai fedeli presenti in chiesa.

Una lunga intervista ad Alberto Melloni, autore dell'opera omnia intitolata "Tutte le opere", e a Eraldo Affinati, che ha scritto il libro "L'uomo del futuro" e che svelerà alcuni tratti inediti della vicenda umana, intellettuale e pastorale di Don Milani: dalle sofferenze dentro e fuori la comunità ecclesiale, alla predilezione per i poveri, dall'idea di scuola con la rivoluzione pedagogica nel segno del riscatto sociale dei bambini più vulnerabili, fino al testamento del "santo scolaro" per l'elevazione civile, e non solo religiosa, dei più piccoli.