Omicidio Varani: Prato suicida in cella

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Intorno all'una e dieci della notte scorsa il giovane si è recato in bagno, ha infilato la testa in un sacchetto di plastica e ha respirato il gas contenuto nella bombola in dotazione ai detenuti.

Milano - Si è suicidato in cella Marco Prato, il 31enne accusato di aver seviziato e ucciso durante un festino a base di sesso e droga Luca Varani. Prato si sarebbe suicidato per "le menzogne dette" su di lui e per "l'attenzione mediatica" subìta. Domani avrebbe avuto la prima udienza del processo.

A Vercelli il delitto consumato nella capitale aveva destato un certo scalpore, soprattutto negli ambienti politici dove il padre di Prato era noto per il lavoro svolto come segretario di Mecenate 90, ente che avrebbe dovuto sviluppare il Piano Strategico Vercelli 2020, progetto lanciato dalla giunta Forte al suo insediamento, ma poi arenatosi. Lo trovarono i carabinieri.

Marco Prato si è suicidato in carcere a Velletri alla vigilia del processo per l'omicidio di Luca Varani. "Il loro pensiero va al vissuto del figlio negli ultimi istanti, lasciato a terra con un coltello infisso nel petto mentre gli assassini, stanchi, dormivano", ha aggiunto il legale. Secondo quanto si apprende, il pr romano si sarebbe tolto la vita. "Sto male o forse sono sempre stato cosi', ho scoperto cose orribili dentro di me e nel mondo". Il pm di turno ha autorizzato l'autopsia. L'ex pr, che ha deciso di essere invece giudicato con il rito ordinario, ha scelto di parlare con il magistrato soltanto dopo mesi, proclamandosi innocente e succube dell'amico: "È stato lui a somministrare a Luca l'Alcover in un cocktail. Fa troppo male la vita". Tornati a casa, all'alba del 4, hanno chiamato Varani invitandolo a recarsi nell'appartamento. Soffocamento. E' stato ritrovato nella sua cella con un sacchetto in testa. Il ragazzo è morto dissanguato. Vincenzo Mastronardi, consulente legale della famiglia Varani, ha dichiarato: "La mamma di Luca Varani, appresa stamattina la notizia del suicidio di Marco Prato, ha pianto". A seguito delle indagini il pm Francesco Scavo aveva contestato ad entrambi il concorso in omicidio volontario premeditato, attribuendo ad entrambi le stesse responsabilità.