Marco Prato suicida: così torturò e uccise il giovane Luca Varani

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Il fatto era avvenuto in un appartamento situato in via Igino Giordani, zona Collatina a Roma nella notte tra venerdì 4 e sabato 5 marzo 2016 durante un festino a base di alcol, sesso e droga.

Si è messo un sacchetto di plastica in testa e ha inalato il gas della bombola in dotazione ai detenuti. Il compagno con cui divideva la cella non si sarebbe accorto di nulla perché stava dormendo. Domani avrebbe avuto luogo l'udienza del processo. Il giudice ha autorizzato la rimozione del suo corpo per procedere all'autopsia. Marco Prato si è suicidato ed ha lasciato un'ultima lettera per spiegare i motivi del suo gesto. A differenza di Foffo, Prato aveva scelto il rito ordinario.

Manuel Foffo, che a febbraio 2017 è stato condannato con l'abbreviato a 30 anni di reclusione, dichiarò di aver filmato la povera vittima agonizzante a terra. Secondo quanto si apprende, il pr romano si sarebbe suicidato.

Si sarebbe suicidato per "le menzogne dette" su di lui e per "l'attenzione mediatica" subìta, Marco Prato, il 31enne trovato morto questa notte nella cella del carcere di Velletri in cui era detenuto per l' omicidio di Luca Varani. Sulle armi utilizzate per il sadico gioco divenuto poi omicidio, sono state ritrovate tracce biologiche sia di Foffo che di Prato. Foffo e Prato, i cui cognomi si sono trovati accoppiati migliaia di volte in centinaia di titoli, invece sono forse lo specchio rovesciato della normalità, non due mostri. E' stato Foffo a somministrare a Luca l'Alcover (uno psicofarmaco) in un cocktail.