Raffaele Marra in Carcere, la decisione del Tribunale del Riesame di Roma

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Campidoglio - Il tribunale del riesame di Roma ha respinto l'istanza di scarcerazione avanzata la scorsa settimana da Raffaele Marra, capo del personale del Campidoglio finito agli arresti con l'accusa di corruzione. Il reato contestato a Raffaele Marra, ex vicecapo di Gabinetto, sarebbe quello di corruzione e l'arresto è stato eseguito dai carabinieri del nucleo investigativo di via in Selci. Alla scarcerazione di Marra, sollecitata dall'avvocato Francesco Scacchi -che in alternativa aveva chiesto la misura dei domiciliari- si era opposta la procura di Roma. Insomma quei soldi all'allora direttore del dipartimento Partecipazioni e controllo di Roma Capitale, Scarpellini glieli ha dati "perché Marra era un dirigente del Comune di Roma". "La cosa non è riuscita e quindi ho querelato".

Il Gruppo Scarpellini ha, da anni, convenzioni urbanistiche milionarie con l'amministrazione romana "che richiedono - sostiene la gip - l'emanazione di provvedimenti amministrativi da parte sia del Comune di Roma sia della Regione Lazio", realtà nelle quali Marra ha avuto posizioni dirigenziali negli anni presi in esame dagli inquirenti. L'avvocato Francesco Scacchi non ha rilasciato dichiarazioni in merito al provvedimento adottato dai giudici della libertà: "Attendiamo le motivazioni".Nell'ordinanza di custodia cautelare per Marra e Scarpellini negli atti si parlava di una "spiccata pericolosità criminale" in conseguenza della quale si considera "assai probabile" che i due avrebbero potuto compiere altri reati. A lui viene contestata una presunta tangente che avrebbe incassato all'epoca in cui aveva legami con l'Enasarco, l'Ente nazionale di assistenza per gli agenti e i rappresentanti di commercio. Secondo l'accusa, i 370 mila euro che Marra diede nel 2013 a Scarpellini per l'acquisto di una casa nella zona di Prati Fiscali erano funzionali all'ottenimento di favori. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.