Addio al dentista con il farmaco anti-Alzheimer che cura anche i denti

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Ideata per rallentare la formazione delle placche amiloidi che si trovano alla base dei danni ostruttivi riconducibili al morbo di Alzheimer, la molecola potrebbe dunque presto rivoluzionare l'approccio alla cura delle carie e mostrare al mondo un effetto collaterale decisamente gradito a chiunque si trovi a soffrire di problemi dentali e non desideri sottoporsi a lunghe e costose sedute dal dentista con cadenza mensile.

Queste sarebbe possibile poiché "a differenza di altri studi ed esperimenti con le staminali, noi non trapiantiamo nuove staminali: facciamo soltanto lavorare meglio e più rapidamente quelle che già si trovano nel dente", conclude il professore.

Quello che accade è noto: quando un dente viene danneggiato da eventi come traumi o carie, la polpa al centro può restare esposta, aumentando il rischio di infezione.

"Oggi quando si vuole rimediare alla dentina distrutta dalla carie, si usano paste inorganiche [.] ma siccome sono materiali che non si degradano nel tempo, rimangono nel dente e ostacolano la ricrescita naturale della dentina", spiega Paul Sharpe, autore principale dello studio.

Però c'è un inconveniente: bisogna sostituire l'otturazione se il dente si riammala oppure se l'otturazione si deteriora e cade. Il nuovo approccio si basa su una molecola chiamata Gsk-3 (Glicogeno sintasi chinasi), che è usata per curare alcune malattie neurologiche, incluso l'Alzheimer, e che ha dimostrato di riuscire anche a stimolare le cellule staminali che formano la dentina. La gemma dentale, che era stata il punto di partenza per il dente biotech, era stata ottenuta grazie alla tecnica con cui nel 2007 gli stessi ricercatori avevano fabbricato una gemma dentale a partire da cellule staminali. Curiosamente una delle molecole utilizzate dal team per stimolare il rinnovamento delle cellule staminali è il tideglusib, già utilizzato in studi clinici per il trattamento di disturbi neurologici come il morbo di Alzheimer.

Negli esperimenti con i topi i ricercatori britannici hanno impiegato spugne di collagene biodegradabili impregnate di molecole di Tideglusib e le hanno applicate sui denti danneggiati delle cavie. Con questa nuova tecnica gli studiosi sono riusciti a ottenere due effetti: proteggere la polpa e nello stesso tempo è ripristinare la dentina in forma solida, in questa maniera anche per le infezioni più gravi non sarà più necessario l'otturazione dal dentista. La spugna biodegradabile e assorbibile si è dissolta e il nuovo tessuto ha potuto riempire lo spazio.