Terremoto, INGV: "Suolo abbassato di 70 centimetri"

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Acquisite le immagini dei satelliti dell'area colpita dal terremoto di magnitudo 6,5 avvenuto alle ore 7:40 di Domenica 30 0ttobre dalle quali gli esperti si aspettano di vedere un abbassamento del suolo superiore a 25 centimetri.

Lo studio delle deformazioni del suolo è coordinato dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e viene svolto da un team di ricercatori dell'Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell'Ambiente Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IREA di Napoli) e dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), centri di competenza nei settori dell'elaborazione dei dati radar satellitari e della sismologia, con il supporto dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI). "La scossa di stamani è stata fortissima, il maresciallo dei carabinieri mi dice che ci sono stati altri crolli in paese, e si vede del fumo", ha detto il sindaco di Ussita (Macerata) Marco Rinaldi, "è un calvario, non finisce mai". La situazione che richiede misure immediate è rappresentata degli sfollati. La maggiore emergenza da questo punto di vista è nelle Marche, dove i senza casa sarebbero 25mila, quasi tutti concentrati (circa 21mila) nella provincia di Macerata. In Umbria invece gli sfollati sarebbero più di 5 mila (di cui 2.800 assistiti), in Abruzzo i 'fuori casa' 3 mila, mentre nel Lazio i soli assistiti circa 800. E hanno chiesto con veemenza di non essere "deportati" ma di poter restare nella loro terra, in tende attrezzate, sino a quando non saranno pronte le casette di legno. Inevitabile però cercare un compromesso, di fronte alla determinazione di una parte degli sfollati. Si ipotizza che la cifra potrebbe arrivare a 100mila. Ma accanto a chi fa resistenza a lasciare i propri territori, c'è anche chi ha fatto la scelta opposta: come le duemila persone delle zone terremotate delle Marche che la scorsa notte hanno raggiunto in massa l'hub di raccolta e smistamento di Porto Sant'Elpidio, sulla costa adriatica in provincia di Fermo, e che sono state tutte collocate in strutture di accoglienza della zona. Il sisma si è sentito distintamente anche ad Ancona, a Roma e a Perugia. Oltre alle scuole, chiusa anche l'Università La Sapienza per verifiche.